Ci sono personaggi che diventano famosi e poi ce ne sono altri che, in un determinato momento storico, sembrano semplicemente essere ovunque. Britney Spears appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Se penso alla fine degli anni ’90, a quel periodo sospeso tra la nostalgia per un decennio che stava per finire e l’entusiasmo per il nuovo millennio che si avvicinava, una delle immagini che mi viene immediatamente in mente è quella di una ragazza giovanissima, con la divisa da studentessa, le treccine e un sorriso destinato a diventare uno dei simboli della cultura pop. Il suo nome era Britney Spears e, nel giro di pochissimo tempo, sarebbe diventato impossibile non conoscerlo.
La cosa che oggi mi colpisce maggiormente è pensare a quanto velocemente sia esploso quel fenomeno. Britney aveva appena sedici anni quando iniziò a prepararsi per quello che sarebbe diventato il suo debutto discografico, ma aveva già alle spalle una certa esperienza nel mondo dello spettacolo, anche grazie alla sua partecipazione al Mickey Mouse Club. Nessuno, però, poteva immaginare quanto sarebbe stato grande quello che stava per succedere. Alla fine del 1998 arrivò il videoclip di “…Baby One More Time” e improvvisamente la televisione musicale cambiò faccia.
Ricordo perfettamente l’impatto che aveva quel video. Non era semplicemente una canzone pop accompagnata da un videoclip ben fatto: sembrava quasi la presentazione di un nuovo personaggio destinato a entrare nella nostra vita quotidiana. La divisa scolastica, l’ambientazione da liceo, il modo di ballare e quell’immagine apparentemente innocente ma allo stesso tempo studiata per attirare l’attenzione funzionavano alla perfezione. Britney non sembrava una cantante arrivata dal nulla, sembrava piuttosto qualcuno che fosse stato creato appositamente per rappresentare la nuova generazione di adolescenti che si affacciava al nuovo millennio.
E forse era proprio questo il segreto del suo successo. Britney arrivò nel momento giusto e soprattutto attraverso i mezzi giusti. Oggi può sembrare difficile da comprendere, ma alla fine degli anni ’90 MTV aveva ancora un peso enorme nella costruzione dell’immagine di un artista. Non esistevano YouTube, TikTok, Instagram o Spotify e non potevamo decidere in qualsiasi momento quale videoclip guardare o quale canzone ascoltare. Bisognava aspettare che il video passasse in televisione, registrarlo magari su una videocassetta, comprare il CD oppure sperare di sentirlo alla radio. Quando un artista riusciva a imporsi in quel sistema, significava che era riuscito davvero a entrare nell’immaginario collettivo.
Con Britney successe esattamente questo. “…Baby One More Time” diventò rapidamente una presenza costante nelle radio e nelle televisioni di tutto il mondo e l’album omonimo, pubblicato nel gennaio del 1999, trasformò definitivamente quella giovane ragazza in una superstar internazionale. La canzone aveva tutto quello che serviva per diventare un successo enorme: un ritornello semplicissimo da ricordare, una melodia immediatamente riconoscibile e una produzione pop perfettamente in sintonia con il periodo. Era una di quelle canzoni che potevano piacerti oppure no, ma che prima o poi finivi comunque per conoscere.
E qui, secondo me, sta una delle differenze più interessanti tra quel periodo e quello che viviamo oggi. Negli anni ’90 esistevano ancora fenomeni musicali realmente condivisi. Non era necessario essere fan di Britney Spears per sapere chi fosse. La conoscevano i ragazzi, la conoscevano i genitori, la conoscevano quelli che ascoltavano rock e quelli che ascoltavano musica dance. Il suo volto compariva sulle riviste, nei programmi televisivi, sui poster e sulle copertine dei giornali e, nel giro di pochissimo tempo, Britney era diventata molto più di una cantante: era un fenomeno culturale.
Naturalmente, quando nasce una nuova grande popstar, i media hanno bisogno anche di costruire una storia intorno a lei. Ed è così che arrivò il confronto con un’altra giovane cantante destinata a diventare importantissima, Christina Aguilera. Entrambe erano giovanissime, entrambe avevano avuto un passato al Mickey Mouse Club e entrambe stavano conquistando il pubblico. Era quasi inevitabile che giornali e televisioni iniziassero a parlare di una rivalità tra le due, trasformando ogni differenza di stile, immagine e voce in una sorta di competizione. Britney rappresentava un pop più immediato, fresco e costruito intorno a un’immagine precisa, mentre Christina mostrava fin da subito una vocalità molto più potente e un atteggiamento differente. A posteriori sappiamo che entrambe avrebbero avuto carriere importantissime, ma alla fine degli anni ’90 la sensazione era quella di assistere alla nascita di una nuova generazione di ragazze destinate a dominare il pop.
La vera forza di Britney, però, non era soltanto nelle sue canzoni. Era soprattutto nella capacità di trasformarsi in un’immagine riconoscibile da chiunque. La sua divisa scolastica diventò un’icona, così come le treccine, i look, i balletti e quel modo particolare di presentarsi al pubblico. Ogni elemento contribuiva a costruire un personaggio che poteva essere immediatamente identificato anche senza bisogno di leggere il suo nome. Bastava vedere una fotografia e si sapeva che era Britney Spears.
Ed è proprio osservando oggi quelle immagini che mi viene spontaneo fare una riflessione. All’epoca vedevamo una giovane star che sembrava avere tutto sotto controllo: successo, bellezza, fama e milioni di fan. Ma Britney era ancora un’adolescente quando tutto questo accadde e nel giro di pochissimo tempo si trovò al centro di un’attenzione mediatica enorme. Quello che noi vedevamo attraverso MTV era soltanto il risultato finale di una macchina dello spettacolo molto più grande, nella quale un’adolescente veniva trasformata in un prodotto globale. Con gli occhi di oggi, è impossibile non guardare quelle immagini anche con una certa consapevolezza diversa rispetto a quella che avevamo allora.
Ma alla fine degli anni ’90 queste riflessioni non le facevamo. Eravamo semplicemente travolti dalla Britney-mania. La vedevamo nei negozi di dischi, sulle copertine delle riviste, nei programmi musicali e nei poster appesi nelle camerette. Il suo volto era diventato parte del paesaggio quotidiano e sembrava quasi che la sua ascesa fosse inevitabile. Nel giro di un solo anno era passata dall’essere una giovane cantante emergente a diventare una delle persone più riconoscibili del pianeta.
Il momento era anche particolarmente significativo perché il mondo si preparava a salutare gli anni ’90. C’era una vera e propria ossessione per il nuovo millennio, per la tecnologia, per il futuro e per tutto ciò che sarebbe arrivato dopo il 2000. Britney, in qualche modo, sembrava perfetta per rappresentare quella transizione. Aveva un’immagine giovane, moderna e internazionale e la sua musica rappresentava esattamente quel pop brillante e commerciale che avrebbe dominato i primi anni del nuovo decennio.
Quando arrivò il 2000, quindi, Britney non era più una promessa. Era ormai una superstar affermata e “Oops!… I Did It Again” avrebbe confermato quanto fosse diventato gigantesco il suo fenomeno. Ma, personalmente, continuo a pensare che la Britney più interessante sia proprio quella degli inizi, quella che alla fine del 1998 comparve improvvisamente sullo schermo e che nel giro di pochi mesi riuscì a diventare il volto di un’intera generazione.
Per chi ha vissuto quegli anni, ricordare Britney Spears significa ricordare anche un modo completamente diverso di vivere la musica. Significa ricordare i CD comprati nei negozi, le classifiche musicali, MTV acceso in televisione, le riviste comprate in edicola e le canzoni ascoltate decine di volte perché non esisteva ancora la possibilità di avere tutta la musica del mondo a portata di clic. E forse è proprio per questo che il suo successo ci appare ancora oggi così enorme: Britney non era semplicemente una cantante che aveva venduto tantissimi dischi, era una presenza costante nella vita di milioni di persone.
A distanza di tanti anni, “…Baby One More Time” può essere considerata molto più di una semplice hit degli anni ’90. È diventata una sorta di capsula del tempo, capace di riportarci immediatamente in quel periodo in cui le divise scolastiche, i videoclip su MTV, i CD nei negozi e il sogno del nuovo millennio facevano parte della nostra quotidianità. Basta sentire quelle prime note per tornare indietro di oltre venticinque anni e ritrovare quella ragazza che sembrava arrivata dal nulla.
La verità è che Britney Spears non si limitò a chiudere gli anni ’90: contribuì a definire il modo in cui sarebbe iniziato il nuovo millennio. E forse è proprio questa la ragione per cui, ancora oggi, quando parte “…Baby One More Time”, è praticamente impossibile non sorridere e pensare a quanto fosse diverso il mondo quando Britney Spears era appena diventata Britney Spears.


