Non so voi, ma io negli anni ’90 pensavo che la TV fosse divisa in due categorie: i telefilm leggeri da ridere (tipo Friends o Willy, il principe di Bel-Air) e i polizieschi più o meno seri, da guardare dopo cena con la famiglia. Poi un giorno, su una rete via cavo americana, è arrivata I Sopranos… ed è come se qualcuno avesse spento la vecchia TV e acceso una nuova era.
Tony Soprano: un boss diverso dagli altri
La prima volta che ho visto James Gandolfini nei panni di Tony Soprano sono rimasto spiazzato. Non era il classico mafioso elegante, stile De Niro o Pacino al cinema. Gandolfini era imponente, quasi ingombrante, ma con uno sguardo che tradiva fragilità. Tony era capace di passare da una risata a una minaccia mortale in pochi secondi. E soprattutto, era un boss che andava dallo psicanalista!
Quelle scene con la dottoressa Melfi (interpretata dalla bravissima Lorraine Bracco, che tra l’altro avevamo già visto in Quei bravi ragazzi di Scorsese) hanno fatto la storia: era la prima volta che un personaggio criminale veniva mostrato così umano, vulnerabile, quasi “uno di noi”.
Una famiglia vera (e complicata)
Quello che mi ha catturato davvero però è stato il contrasto tra la “famiglia mafiosa” e la famiglia “vera”. Carmela (Edie Falco) è stata un personaggio incredibile: devota e complice, ma allo stesso tempo tormentata dal peso morale di vivere accanto a un criminale. E poi i figli, Meadow e A.J., adolescenti con i problemi tipici degli anni ’90, solo che in casa avevano un padre che risolveva le questioni “alla sua maniera”.
Guardare i loro pranzi domenicali pieni di tensione mi faceva pensare che, in fondo, ogni famiglia ha i suoi drammi… solo che poche finiscono con una pistola sul tavolo.
Un cast indimenticabile
Oltre a Gandolfini e Falco, la serie ha regalato personaggi memorabili come Paulie “Walnuts” Gualtieri (Tony Sirico, che nella vita reale aveva avuto davvero guai con la legge), Silvio Dante (Steven Van Zandt, sì, proprio il chitarrista della E-Street Band di Bruce Springsteen!) e il nevrotico zio Junior (Dominic Chianese).
La forza del cast stava nella loro autenticità: non sembravano attori che interpretavano mafiosi, sembravano mafiosi veri ripresi da una telecamera nascosta.
Curiosità
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David Chase, il creatore, aveva inizialmente pensato a I Sopranos come a un film. Poi HBO lo convinse a trasformarlo in una serie. Meno male!
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James Gandolfini non amava troppo la fama: pare che fosse molto riservato e che a volte faticasse a gestire la pressione del ruolo.
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Tony Sirico (Paulie) aveva davvero fatto parte della malavita a New York prima di diventare attore. Questo spiega perché il suo personaggio sembrava così autentico.
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La sigla, con Tony che guida attraverso il New Jersey con la musica dei A3 (Woke Up This Morning), è diventata un’icona a sé.
Perché è stato un punto di svolta
Negli anni ’90, I Sopranos ha dimostrato che le serie TV potevano avere la stessa qualità – se non superiore – del cinema. Trame complesse, personaggi sfaccettati, dialoghi intensi, e soprattutto il coraggio di raccontare storie senza “addolcirle” per il grande pubblico.
Oggi siamo abituati a serie complesse e coraggiose, ma tutto è iniziato lì, con Tony Soprano che accendeva il sigaro e, poco dopo, confessava i suoi attacchi di panico sul lettino dell’analista.
