HomeSerie TvIN VIAGGIO NEL TEMPO (QUANTUM LEAP)

IN VIAGGIO NEL TEMPO (QUANTUM LEAP)

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Ci sono serie tv che non sono innovative. Sono serie che apparentemente non osano, né per quanto riguarda l’estetica, né per la costruzione drammatica del racconto o per i temi trattati. Eppure, alcune di queste, pur restando piuttosto standard per l’epoca in cui vengono prodotte, hanno la capacità di divenire veri e propri cult.

Se in una discussione tra appassionati di serie cito “Un medico tra gli orsi” nessuno, e sottolineo, nessuno storcerà il naso dicendo che non gli è piaciuta. Al contrario vedrete nel vostro interlocutore accendersi negli occhi quella luce che è tipica di chi scopre che non è l’unico ad aver amato un telefilm che apparentemente la maggior parte delle persone non ricorda. Così è per “Quantum Leap”, serio culto che, se lo andiamo ad analizzare con l’occhio freddo del critico, non ha apparentemente nulla da dare.

Ha una regia piuttosto standard e televisiva, figlia della fine degli Anni 80. Ha effetti speciali piuttosto basici (anche se efficaci) in linea con i budget delle produzioni dell’epoca. Nemmeno l’idea è originale, visto che è presa pari pari da una serie degli Anni 60 intitolata Time Tunnel e da noi ribattezzata Kronos, sfida al passato.

E allora perché ogni volta che si cita “Quantum Leap” tutti ne parlano con entusiasmo.

Beh, a mio avvisto per due motivi. Uno: le sceneggiature, piccoli gioielli di scrittura che grazie all’escamotage del prendere possesso del corpo di un’altra persona da parte del protagonista, permettevano agli autori di esplorare tutti i temi universali che sono poi alla base di ogni buon racconto. Ma tutto questo non sarebbe stato abbastanza senza l’altro motivo: l’interpretazione di due attori come Scott Bakula e Dean Stockwell.

Bakula dona al personaggio di Sam Beckett un’umanità ed un’empatia straordinaria, tanto che è impossibile non amarlo in questa parte. Mentre l’immenso Dean Stockwell che rende Al, quella simpatica canaglia che vorremmo tutti come amico.

E poi c’è il finale, che perfettamente in linea con lo spirito della serie è poetico come è giusto che sia e quindi non dà al pubblico quello che vuole, ma quello di cui ha bisogno. Ripensandoci adesso, adesso, questa serie vale la visione di tutte e quattro le stagioni anche solo per il finale!

 

Francesco De Salvin
Francesco De Salvin
Su questa Terra dal 1987. Giornalista Pubblicista dal settembre 2009. Amo tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione. Il mio motto è “La Musica a chi la sa vedere”, nell’arte e nella vita di tutti i giorni.

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