C’era una volta, nel 1993, un uomo che riportò il rock teatrale ai vertici delle classifiche mondiali. Il suo nome era Meat Loaf, e la sua voce, a metà tra un grido d’amore e un rombo d’automobile, conquistò una generazione abituata ormai al grunge e alla dance elettronica. Con “I’d Do Anything For Love (But I Won’t Do That)”, il cantante americano creò uno degli inni più enigmatici e travolgenti degli anni ’90.
La ballata che conquistò il mondo
Il brano fu scritto da Jim Steinman, il geniale compositore che già aveva firmato per Meat Loaf il capolavoro Bat Out of Hell del 1977. In piena era MTV, Steinman e il regista Michael Bay (sì, proprio quello di Transformers) confezionarono per la canzone un videoclip gotico, ricco di simbologie e riferimenti a La Bella e la Bestia. Il risultato? Un mix di romanticismo epico, pathos e potenza visiva in perfetta sintonia con gli eccessi dei primi ’90.
Il brano – lungo quasi dodici minuti nella sua versione integrale – univa pianoforte, cori da musical e chitarre da arena rock. Nonostante la sua struttura “impossibile” per la radio, volò al numero uno in 28 paesi, consacrando il ritorno trionfale di Meat Loaf dopo anni di silenzio discografico.
Dal giorno della sua uscita, milioni di fan si sono chiesti: cosa non farebbe mai Meat Loaf per amore? La risposta, secondo Steinman, è nascosta nel testo stesso — ogni strofa menziona un gesto che il protagonista “farebbe”, seguito da qualcosa che invece “non farebbe mai”. È un gioco poetico, quasi shakespeariano, che trasforma la canzone in un viaggio emotivo attraverso i compromessi dell’amore.
L’eredità di un romantico fuori tempo
In un decennio dominato da flanelle, synth e minimalismo, “I’d Do Anything For Love (But I Won’t Do That)” suonava come un’operetta rock venuta da un’altra epoca. Eppure, proprio per questo, divenne immortale. Quel duetto finale, con la voce femminile che risponde come in un musical tragico, continua a evocare una passione smisurata, teatrale, più grande della vita stessa. Per molti ascoltatori degli anni ’90, quel brano resta un ricordo indelebile: una corsa in macchina d’estate, la radio a tutto volume e la consapevolezza che l’amore – quello vero, quello melodrammatico – non passa mai di moda.




