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“La vita è bella” — Il film che ci ha fatto piangere e ridere nello stesso momento

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C’è un film che nell’autunno del 1997 ha fatto qualcosa di impossibile: ha messo insieme la commedia all’italiana, la tragedia dell’Olocausto e una storia d’amore così dolce da spezzarti il cuore. Quel film si chiama La vita è bella, lo ha diretto Roberto Benigni, e se ancora non l’hai visto, cercalo in streaming o compra il film.

La storia, senza spoilerare troppo

Guido Orefice è un ebreo toscano, buffone, romantico, irresistibile. Arriva ad Arezzo negli anni Trenta con un sogno in tasca e conquista Dora, la donna più bella della città, soffiandola letteralmente sotto il naso al suo fidanzato fascista. Fin qui, pura commedia chapliniana. Poi arriva la guerra. Arriva il treno. Arriva il campo di concentramento. E Benigni compie il miracolo: trasforma l’orrore in una favola per proteggere il suo bambino, Giosuè, facendogli credere che tutto sia un grande gioco a premi.

Perché questo film è diverso da tutto il resto

Nel 1997 eravamo abituati ai film sull’Olocausto come Schindler’s List, grandioso, devastante, necessario. Ma Benigni ha scelto una strada completamente diversa: lo sguardo di un padre che mente per amore. Non è revisionismo, non è leggerezza. È la dimostrazione che l’umanità può resistere anche là dove tutto sembra perduto, aggrappandosi all’immaginazione.

La scena in cui Guido “traduce” in italiano gli ordini brutali delle SS al figlio, trasformandoli nelle regole di un gioco assurdo è tra le più geniali della storia del cinema italiano. Ti fa ridere. Ti fa piangere. Ti fa sentire in colpa per aver riso. Tutto in trenta secondi.

Il trionfo mondiale

Tre Oscar nel 1999: Miglior Film Straniero, Miglior Attore Protagonista, Miglior Colonna Sonora (il valzer di Nicola Piovani è entrato direttamente nell’anima di chiunque l’abbia sentito). Benigni che cammina sulle poltroncine del Kodak Theatre è diventato un’immagine iconica quasi quanto il film stesso.

In Italia il film ha incassato qualcosa di astronomico per i nostri standard, e nelle sale si sentiva la gente singhiozzare a fine proiezione. Io ho visto mio padre, uomo che non piange mai, uscire dal cinema con gli occhi lucidi. Questo la dice lunga.

Il messaggio che rimane

La vita è bella non ci dice che tutto va bene. Ci dice che possiamo scegliere come guardare le cose, anche quando le cose fanno schifo. Guido non salva sé stesso, ma salva il mondo interiore di suo figlio. E forse è questo il più grande atto d’amore che un genitore possa compiere.

“Buongiorno Principessa!”

Redazione
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