Se chiudo gli occhi e penso agli anni ’90, tra le prime immagini che mi vengono in mente ci sono cinque ragazze con outfit impossibili, piattaforme vertiginose e coriandoli colorati che esplodono al ritmo di “Wannabe”.
Le Spice Girls non erano solo un gruppo musicale: erano un fenomeno culturale che ha definito un’epoca, un po’ come i Game Boy, i Tamagotchi e le VHS consumate a forza di replay.
Avevano un’energia contagiosa. Bastava vedere Geri con la Union Jack dress, Mel C che faceva la spaccata in tuta sportiva, Emma con i codini da “baby”, Victoria con lo sguardo serio e il vestitino nero, e Mel B con i suoi look animalier per capire che, in qualche modo, c’era spazio per tutti. Ognuna di loro rappresentava un carattere, un archetipo. Ed era impossibile non identificarsi almeno in una di loro: io, ad esempio, oscillavo tra la Sporty e la Ginger a seconda dell’umore.
Il loro messaggio era semplice, quasi infantile se vogliamo: “Girl Power”. Ma in realtà, detto in quegli anni, suonava come una rivoluzione. Le Spice Girls non parlavano alle femministe militanti, parlavano a ragazzine (e ragazzini) che finalmente sentivano di poter essere forti, ironici, liberi, senza doversi scusare con nessuno. E questo, per una generazione che cresceva tra Discman graffiati e prime connessioni internet lentissime, era ossigeno puro.
Le canzoni erano orecchiabili fino allo sfinimento: Wannabe, Say You’ll Be There, Spice Up Your Life. Ma ciò che le Spice hanno fatto non si limitava alla musica. Erano ovunque: poster nelle camerette, riviste, album di figurine, film (Spice World, che oggi rivediamo con tenerezza e un pizzico di imbarazzo), e merchandising che andava dalle gomme profumate alle bambole. Tutto aveva il loro logo, e tutto lo volevamo.
Riguardando oggi quei video e ascoltando quelle canzoni, c’è un misto di nostalgia e sorriso. Perché gli anni ’90 non erano perfetti, ma avevano questa magia: tutto sembrava possibile. Le Spice Girls, con la loro energia sopra le righe, erano la colonna sonora di quell’illusione collettiva.
E sì, magari oggi ci fa sorridere pensare a quanto ci lasciassimo travolgere da cinque ragazze urlanti che ballavano in coreografie improbabili. Ma forse è proprio questo il bello: ci hanno regalato leggerezza, ci hanno fatto credere che bastasse un “zig-a-zig-ah” per sentirsi invincibili.
E tu? Quale Spice Girl eri?
