Negli anni ’90, quando il western sembrava ormai relegato ai ricordi polverosi dei pomeriggi televisivi e ai classici in videocassetta, è arrivato Clint Eastwood con Gli spietati (Unforgiven, 1992) a dimostrare che il genere aveva ancora molto da dire. Non un semplice omaggio ai vecchi film, ma un western crepuscolare, duro e malinconico, che ha riscritto le regole del mito della frontiera.
Un ritorno da leggenda
Eastwood, già icona indimenticabile dei western di Sergio Leone e della saga dell’“uomo senza nome”, qui non interpreta un eroe, ma un ex pistolero invecchiato e stanco: William Munny. Un uomo che ha abbandonato la violenza per una vita semplice, ma che viene richiamato all’azione da un ultimo incarico. Non è il solito cowboy dal cuore d’oro: Munny è un personaggio ambiguo, tormentato dai fantasmi del passato e dalla consapevolezza che la violenza lascia cicatrici profonde.
Una storia senza eroi
Il film non racconta la frontiera come un’avventura eroica, ma come un luogo spietato, fatto di miseria, vendetta e durezza. Non ci sono “buoni” e “cattivi” netti, solo uomini con le loro debolezze, egoismi e paure. Da Gene Hackman, magistrale sceriffo Little Bill, che esercita la legge con brutalità, a Morgan Freeman, compagno di Munny, fino al giovane “Kid” che sogna la gloria ma si scontra con la cruda realtà: ogni personaggio mostra un lato umano, fallibile e spesso oscuro.
Un trionfo al cinema
Gli spietati è stato accolto come un capolavoro: 4 Oscar nel 1993, tra cui Miglior Film e Miglior Regia, consacrando Eastwood non solo come attore ma come regista di altissimo livello. Non era un semplice western, ma un film che parlava del prezzo della violenza, della fine di un’epoca e del mito stesso del West.
Un film da videoteca
Per chi negli anni ’90 passava i sabati pomeriggio a rovistare tra le cassette della videoteca, Gli spietati era un titolo da non perdere. Non il classico western da sparatutto e cavalli al galoppo, ma un’opera intensa, quasi filosofica. Una pellicola da rivedere e discutere, magari davanti a una pizza e a una Coca-Cola, come si faceva allora.
