Ricordo ancora la prima volta che ho visto Sex and the City. Era la fine degli anni ’90, la TV accesa di sera tardi, e quella sensazione chiarissima che stesse passando qualcosa di diverso. Non una semplice serie, ma una confidenza sussurrata, come quando un’amica ti racconta tutto senza filtri davanti a un Cosmopolitan.
Negli anni ’90 eravamo abituati a sitcom rassicuranti, a storie d’amore pulite, ordinate, con un inizio e una fine ben chiari. Sex and the City no. Sex and the City era caotica, imperfetta, a volte scomoda. Proprio come la vita vera. E forse è per questo che mi ha colpito così forte.
Carrie Bradshaw non era un modello irraggiungibile: scriveva, sbagliava, tornava sui suoi passi, si innamorava delle persone sbagliate e soprattutto si faceva domande. Tante. Domande sull’amore, sull’amicizia, sul sesso, sulla libertà. E quelle domande, ammettiamolo, ce le stavamo facendo tutti, solo che nessuno le diceva ad alta voce. Lei sì. Con una sigaretta in mano, una colonna sul giornale e un paio di scarpe che costavano più dell’affitto.
E poi c’erano loro: Samantha, Miranda e Charlotte. Quattro donne diversissime, unite da qualcosa che negli anni ’90 stava finalmente trovando spazio in TV: l’idea che l’amicizia femminile potesse essere il vero grande amore. Samantha con la sua sicurezza disarmante, quasi scandalosa per l’epoca. Miranda pratica, cinica, incredibilmente reale. Charlotte romantica, tradizionale, ma non per questo debole. In qualche modo, in una di loro mi sono sempre riconosciuto. E sono abbastanza sicuro che sia successo anche a te.
Visto oggi, Sex and the City porta addosso tutti i segni del suo tempo: telefoni a conchiglia, computer enormi, Manhattan idealizzata come un parco giochi per adulti con problemi sentimentali. Ma è proprio questo che la rende così anni ’90. È una fotografia di un momento storico in cui si iniziava a parlare di indipendenza, desideri, carriera e identità con una libertà nuova, ancora acerba ma potentissima.
Non era una serie perfetta, e non voleva esserlo. A volte era frivola, a volte contraddittoria, a volte esagerata. Ma era onesta nel suo essere imperfetta. E per un sito dedicato agli anni ’90, questo conta più di tutto. Perché gli anni ’90 erano così: un mix di ingenuità e coraggio, di dischi ascoltati fino a consumarli e di sogni ancora da definire.
Rivedere oggi Sex and the City è come rileggere un vecchio diario. Alcune frasi ti fanno sorridere, altre ti imbarazzano un po’, ma tutte ti ricordano chi eri e quanto avevi voglia di capire il mondo. E forse, sotto sotto, è questo il motivo per cui continuiamo a parlarne: perché Carrie e le sue amiche non ci hanno solo intrattenuto, ci hanno fatto sentire meno soli mentre cercavamo di diventare adulti.
E alla fine, tra una puntata e l’altra, una domanda resta sempre la stessa: quanto di quello che siamo oggi è nato proprio lì, su quel divano, con la sigla che partiva e New York che brillava sullo schermo?
Io una risposta ce l’ho. E tu?
