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SEINFELD

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“Ha telefonato il tuo cranio e ha detto che ha un grosso spazio da affittare!”

[Stagione 8, episodio 13, ‘La battuta giusta’]

Questa come tante altre citazioni e battute tratte dal telefilm Seinfeld sono diventate espressioni comuni nella cultura americana. E non è poco, se ci pensate.

Nonostante il fatto che sia considerata una delle sitcom di maggiore successo al mondo, viene nominata raramente in Italia, vuoi sia per le origini legate alla stand-up comedy e per la traduzione dall’inglese che risulta difficile e in certi casi stravolge il senso delle battute.

Jerry Seinfeld da cui la serie prende nome, ha un livello recitativo non sempre perfetto, anzi. Eppure, Seinfeld e il produttore Larry David sono riusciti a creare un idillio che ha sconvolto e trasformato la storia della televisione.

Ambientata alla fine degli anni 80, ma arrivata in Italia ben sei anni dopo, su Telemontecarlo e Videomusic, riscuotendo uno scarso successo ed è stata rilanciata negli anni grazie alle piattaforme di streaming.

Negli Stati Uniti fu una serie di successo e un vero fenomeno mediatico che influenzò il modo di fare comicità in tv.

Seinfeld si basa su una versione fittizia di quest’ultimo, di lavoro stand-up comedian che vive alti e bassi nella sua carriera e vive a Manhattan assieme ai suoi strampalati amici.

Qualsiasi cosa accade nella sitcom ha la capacità di trasformarsi in situazioni comiche epiche. Una serie che dimostra che si può rispondere in modo comico a qualsiasi cosa venga detta.

Protagonisti quattro amici: l’ipercritico e cinico Seinfeld, la superficiale, egoista e vanitosa Elaine Benes (Julia Louis-Dreyfus), ex fidanzata diventata amica, Cosmo Kramer (Michael Richards) pazzo, infantile e fannullone e George Costanza (Jason Alexander), il fallito, bugiardo patentato, invidioso, cattivo e insensibile.

Insomma, lo avrete capito, in questo telefilm non troverete personaggi positivi.

I personaggi mantengono sempre il loro ruolo in tutte le puntate, caratterizzati dalle stesse battute, che creano un universo e un linguaggio che diventa famigliare allo spettatore, ottimo escamotage per creare una fan base solida e pronta ad accendere la tv in attesa di un nuovo episodio.

George Costanza in un episodio dona la migliore definizione di questa serie rivoluzionaria: “A show about nothing”. Letteralmente, “uno show sul nulla”.

Chiacchiere, equivoci, scommesse, disastri sentimentali e disavventure quotidiane, raccontati nell’appartamento di Jerry oppure al ristorante di fiducia, questa è la semplice formula che travolge e cambia il volto delle sitcom.

Se pure i fiumi di chiacchiere dei nostri cari amici siano quasi sempre senza senso, e in fondo non accade quasi mai nulla di eclatante, Seinfeld è un successo senza precedenti, e le sue intuizioni sono destinate a influenzare tutte le produzioni dagli anni ’90 a oggi.

Nessuna serialità, la narrazione è verticale e ogni puntata è auto conclusiva a differenza ad esempio di Cin Cin.

E se di tutti i telefilm ci ricordiamo la sigla, Sinfeld l’abolisce e utilizza un pezzo di stand-up comedy di Jerry in apertura e chiusura degli episodi.

Altra differenza con altre sitcom è che in Seinfeld non esistono i sentimenti (Jerry è sempre superficiale verso le proprie conquiste amorose), almeno non significativi, i protagonisti vivono le loro storie, che però non intralceranno mai l’amicizia dei personaggi.

E stanno lontani dai rapporti impegnativi, non hanno voglia di crescere, sono fieri egocentrici, cinici e non imparano nulla dai loro errori. Infatti, il produttore Larry David ripeteva agli attori “No hugging, no learning”. “Non si abbraccia e non si impara”.

Ogni sitcom che si rispetti ha delle guest di un certo rilievo e Seinfeld non è da meno. Tra le celebrità dell’epoca troviamo Marisa Tomei, Bette Midler, Jon Voight, diversi giocatori di baseball e perfino il sindaco di New York Rudi Giuliani.

E se vi piacciono i numeri, pensate che l’episodio finale fu visto solo negli USA da circa 76 milioni di americani (oltre il 41% delle case), diventando il quarto finale più visto di sempre, dopo M.A.S.H., Radici e Cin Cin.

Oggi, l’ironia e il sarcasmo di Seinfeld sarebbero impossibili da mettere in scena, una sit-com politicamente scorretta, spesso accusata di essere “troppo bianca”, “troppo newyorkese”, “troppo ebrea” e dittata di essere pure in qualche caso omofoba.

Seinfeld è una sitcom invecchiata benissimo e degna di essere da scoperta da chi l’ha snobbata all’epoca della sua uscita.

“La lavatrice è il night club del bucato.”

[stagione 1, episodio 1, ‘Segnali’]

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