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Pepsi, Dov’è il mio Jet? La storia vera della truffa più assurda degli Anni ’90

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Era il 1996. La Pepsi stava combattendo la sua eterna guerra delle cole contro la rivale Coca-Cola, e per farlo aveva deciso di puntare tutto su una campagna pubblicitaria di raccolta punti chiamata Pepsi Stuff. Ma quello che doveva essere un innocuo strumento di marketing si trasformò in uno dei casi legali più bizzarri e iconici della storia americana, tanto da ispirare una docuserie originale Netflix in quattro episodi: Pepsi, dov’è il mio jet?, disponibile in streaming.

Lo Spot che Cambiò Tutto

La pubblicità era semplice e accattivante: comprando lattine e bottiglie di Pepsi si accumulavano punti, da riscattare poi per ottenere gadget brandizzati, magliette, occhiali da sole, felpe. Roba ordinaria, insomma. Ma alla fine dello spot, come colpo di scena finale e con tono evidentemente scherzoso, appariva un jet da combattimento AV-8 Harrier II, uno di quei velivoli militari capaci di decollare e atterrare in verticale come un elicottero, con la didascalia che lo valutava 7 milioni di punti.

Un aereo dal valore commerciale di circa 32 milioni di dollari. Nella mente dei creativi Pepsi, era chiaramente una battuta. Nella mente di un certo John Leonard, era un contratto.

Il Ragazzo che Ci Credette Davvero

John Leonard aveva 24 anni, viveva a Lynnwood, nello Stato di Washington, e aveva la mentalità di chi non accetta un “no” come risposta. Quando vide lo spot, non rise. Fece di meglio: tirò fuori carta e penna e cominciò a fare i conti.

Acquistare abbastanza Pepsi per accumulare 7 milioni di punti sarebbe stato impossibile in tempi ragionevoli. Ma il regolamento della promozione prevedeva anche la possibilità di acquistare i punti direttamente a 10 centesimi l’uno. Quindi, sommando tutto, l’intero pacchetto da 7 milioni di punti sarebbe costato circa 700.000 dollari, una cifra folle, certo, ma pur sempre una frazione dei 32 milioni di dollari che valeva l’Harrier.

Leonard si convinse di aver trovato la falla perfetta nel sistema. Con l’aiuto di un finanziatore eccentrico e di un avvocato dai metodi tutto tranne che convenzionali, raccolse i soldi, mandò a Pepsi i 15 punti minimi richiesti per partecipare al concorso, allegando un assegno da circa 700.000 dollari. E aspettò il suo jet.

La Risposta di Pepsi (e la Battaglia Legale)

Pepsi, ovviamente, rispedì l’assegno al mittente. L’azienda non aveva mai avuto intenzione di regalare un aereo militare a nessuno, e probabilmente non avrebbe potuto farlo nemmeno volendo, dato che il Pentagono precisò in seguito che l’aereo avrebbe dovuto essere preventivamente disarmato prima di qualsiasi cessione a privati.

Ma Leonard non mollò. Portò Pepsi in tribunale, dando il via a una battaglia legale che tenne banco negli Stati Uniti per anni. Il caso passò alla storia come Leonard v. Pepsico.

Nel 1999, la sentenza fu emessa: la giuria diede ragione a Pepsi, motivando la decisione con una frase entrata nell’immaginario collettivo: “Nessuna persona sana di mente avrebbe potuto concludere che lo spot potesse davvero offrire ai consumatori un jet Harrier.”

Pepsi, nel frattempo, come a volersi cautelate, aveva già corso ai ripari: elevò il valore del jet a 700 milioni di punti nel catalogo aggiornato e aggiunse allo spot la dicitura esplicita “è uno scherzo”.

Il Documentario Netflix

La storia di Leonard e Pepsi è rimasta per anni un aneddoto cult tra gli appassionati di marketing e cultura pop anni ’90. Poi Netflix ha deciso di trasformarla in una docuserie in quattro episodi che usa la vicenda come lente attraverso cui guardare un’intera epoca.

Il documentario Pepsi, dov’è il mio jet? non è solo la cronaca di una causa legale bislacca. È un viaggio negli anni Novanta, nell’estetica delle pubblicità dell’epoca, nella guerra spietata tra Pepsi e Coca-Cola, nel sogno americano e nelle sue contraddizioni. Tra gli ospiti della docuserie compaiono nomi inaspettati come Cindy CrawfordManny Pacquiao e l’avvocato Michael Avenatti.

Cosa ci Insegna Questa Storia

Al di là del lato grottesco e divertente, la vicenda di Leonard v. Pepsico è diventata un caso di studio classico nel marketing e nel diritto pubblicitario. Dimostra come uno spot concepito come pura ironia possa essere interpretato in modo letterale, e come le aziende debbano fare estrema attenzione a ciò che comunicano, anche quando credono di stare semplicemente scherzando.

In fondo, come recita la morale più cinica della storia: John Leonard non ottenne il suo jet. Ma ottenne qualcosa di forse più duraturo, la sua faccia su Netflix, e un posto fisso nella storia del marketing mondiale.

Cavoz
Cavoz
Ex Deejay (non la radio), Ex 105 (si la radio). Webdesigner, papà, marito, sognatore, geek e nerd. Fondatore dei siti www.glianni80.com, www.glianni90.com, www.gamebit.it

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