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L’estate di Totò Schillaci

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L’estate come metafora della vita. Della sua fugacità. Bellezza, successo, attimi di gloria e poi l’oblio. Non vorremmo buttarla sul filosofico per descrivere ciò che ha rappresentato Schillaci per il belpaese.

Del resto, “Totò”, come tutti i grandi, era un uomo semplice. Uno che veniva dal basso e che era riuscito a volare alto attraverso la forza delle sue gesta.

“Italia ’90”, oramai, non rappresenta più solo il nome di un mondiale di Calcio, ma un vero e proprio stato d’animo. La fotografia eterna di un’epoca (e di un Paese) in cui tutto sembrava a portata di mano.

E non solo la coppa del mondo (poi vinta dalla Germania). Schillaci, in pratica, ha incarnato l’immagine dell’antieroe umile che arriva alla ribalta quasi per caso. Il suo sorriso disincantato, gli occhi spiritati, quell’aria un po’ da scugnizzo, hanno illuminato il mondo come un lampo, regalando rivincite a tutti coloro che, come il vecchio Totò, avevano dovuto faticare il doppio (o il triplo, in certi casi) per riuscire a brillare di luce propria. No. Quando si parla di Schillaci non si parla solo di goal e di squadre blasonate.

L’atleta palermitano è stato molto di più. Come spieghereste, altrimenti, il minuto di raccoglimento e la standing ovation – con tanto di sottofondo Morriconiano – messa su, allo stadio “Santiago Bernabeu”, prima della gara giocata (e vinta) dal Real Madrid contro l’Espanyol? Un tributo, certo. Ma anche e soprattutto un riconoscimento. All’eroe di un mondiale, al calciatore, all’uomo.

Soprattutto. Sarà banale, ma anche il sottoscritto ricollega Schillaci a quei giorni di luglio del 1990. Ero un bambino e il Calcio non era ancora entrato nella mia vita. Totò, nel mio immaginario da infante, era colui che usurpava la mia tranquillità. Già. Perché in quell’estate magica, i goal e Schillaci erano una cosa sola. Come la luna e le stelle, come i New Order e le sette note.

E ad ogni rete dell’Italia, il Paese si fermava e le trombe suonavano così forte da spaventarmi. A ripensarci oggi, non sembra neanche vero. Forse perché quei ricordi sono annichiliti dalla notizia della dipartita di Totò. Dalla malinconia di uno scorcio di vita in cui non mi affaccerò più, se non per pochi istanti nostalgici. Il ricordo di Schillaci, però, brillerà sempre nel firmamento del Vecchio Stivale.

L’ex campione della Juve e della nazionale, infatti, è riuscito a unire l’alto e il basso, le casalinghe del messinese e quelle del Trentino Alto Adige. Sì. Perché Salvatore “Totò” Schillaci è stato un’icona pop(olare) più che un atleta. E quell’estate del 1990, quella delle notti magiche, adesso è finita per sempre.

Francesco De Salvin
Francesco De Salvin
Su questa Terra dal 1987. Giornalista Pubblicista dal settembre 2009. Amo tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione. Il mio motto è “La Musica a chi la sa vedere”, nell’arte e nella vita di tutti i giorni.

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