Negli anni ’90 il futuro non era silenzioso.
Il futuro strillava, gracchiava, faceva bip metallici e suoni che oggi, se li senti, ti provocano un’immediata nostalgia mista a lieve ansia.
Prima di internet come lo conosciamo oggi, c’è stata una fase meravigliosa e caotica in cui tutto sembrava possibile… ma lentissimo.
E noi eravamo convinti di vivere nell’avanguardia assoluta.
Il CD-ROM: “può contenere un’enciclopedia intera!”
Quando arrivò il CD-ROM sembrava magia pura.
Un dischetto argentato che prometteva più informazioni di una libreria.
E noi ci credevamo ciecamente.
Encarta, Omnibook, De Agostini Multimedia: nomi pronunciati con rispetto quasi religioso.
Inserivi il CD, partiva un’animazione tridimensionale, una musichetta epica…
e ti sentivi immediatamente più intelligente.
Potevi cliccare sulle parole.
Guardare immagini.
Ascoltare audio.
Cose che oggi sembrano normali, ma allora erano fantascienza domestica.
Il problema?
Dopo dieci minuti avevi già visto tutto quello che funzionava davvero.
Ma non importava: il concetto di sapere interattivo era nato.
Le enciclopedie digitali: studiare senza libri (più o meno)
Studiare con un CD-ROM era un’esperienza a metà tra scuola e videogame.
Cercavi una voce per fare i compiti… e finivi a guardare dinosauri, mappe animate e video sgranati.
Era il multitasking prima che esistesse la parola.
Aprivi una voce per caso e dopo mezz’ora sapevi tutto sugli squali martello, ma ancora niente sulla Rivoluzione francese.
E comunque c’era sempre quella frase che suonava come una promessa solenne:
“Questa enciclopedia verrà aggiornata ogni anno.”
(Spoiler: no.)
Il modem: il portale verso l’ignoto
Poi arrivava lui.
Il modem.
Un oggetto misterioso che, per funzionare, doveva collegarsi al telefono.
E già questo era un concetto difficile da spiegare ai genitori.
Accendevi il computer, cliccavi “Connetti”…
e partiva la sinfonia:
krshhh—piii—krrr—fiiii—tac.
Se sentivi quel suono, sapevi che stava succedendo qualcosa di importante.
Se non si connetteva, la colpa era del mondo intero.
Internet, ma con calma
Navigare online negli anni ’90 era un atto di fede.
Ogni pagina caricava riga per riga.
Ogni immagine appariva lentamente, come una Polaroid ansiosa.
E guai a qualcuno che alzava la cornetta del telefono:
disconnessione immediata e tragedia familiare.
Eppure, quando riuscivi a entrare in una chat, in un forum, su un sito con sfondo nero e testo fluorescente…
ti sembrava di aver bucato la realtà.
L’attesa come parte dell’esperienza
Negli anni ’90 aspettare era normale.
Aspettavi che il CD si caricasse.
Aspettavi che la pagina si aprisse.
Aspettavi che il modem decidesse se quel giorno eri degno di internet.
E mentre aspettavi, immaginavi.
Perché il futuro stava arrivando, anche se ci metteva il suo tempo.
Conclusione: quando la tecnologia aveva personalità
CD-ROM, enciclopedie digitali e modem non erano perfetti.
Erano lenti, rumorosi, limitati.
Ma avevano carattere.
Ti facevano sentire un esploratore, un pioniere del digitale.
Ogni clic era una scoperta.
Ogni connessione, una piccola vittoria.
Oggi tutto è immediato, fluido, silenzioso.
Allora no.
Allora il futuro faceva rumore.
E noi lo ascoltavamo con gli occhi spalancati.
