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Vacanze di Natale ’95

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Ammettiamolo subito, senza vergogna: Vacanze di Natale ’95 non è un film che si guarda, è un rito che si subisce con piacere. È come il parente imbarazzante che arriva a pranzo il 25 dicembre: sai già che dirà cose discutibili, ma senza di lui il Natale non è Natale.

Io me lo ricordo benissimo. Televisione accesa, divano leggermente sformato, lucine intermittenti nell’angolo della stanza e quella sensazione precisa: “Ok, ora spengo il cervello e mi faccio trasportare”. E Vacanze di Natale ’95 faceva esattamente questo: ti prendeva per mano e ti portava in un mondo dove tutto è esagerato, sopra le righe e incredibilmente coerente… nella sua totale follia.

Il cinepanettone allo stato (quasi) puro

Siamo negli anni in cui il cinepanettone è una certezza matematica: Boldi e De Sica insieme, equivoci a raffica, tradimenti, soldi, mogli, amanti e quella comicità che oggi farebbe discutere, ma che allora faceva semplicemente ridere. Forte. Senza filtri.

Vacanze di Natale ’95 arriva in un momento particolare: il genere è ormai rodato, sa benissimo cosa deve fare e soprattutto a chi deve parlare. Non cerca di essere raffinato, non vuole insegnarti niente. Vuole solo una cosa: farti ridere mentre digerisci troppo cibo.

E in questo è spietatamente onesto.

Personaggi che sembrano urlare “anni ’90!”

I personaggi non entrano in scena, irrompono. Urlano, gesticolano, tradiscono, si mettono nei guai con una naturalezza disarmante. Christian De Sica fa il suo classico numero da italiano medio arricchito, cialtrone ma irresistibile, mentre Massimo Boldi gioca la carta dell’ingenuo imbarazzante, quello che vorresti prendere a schiaffi e abbracciare nello stesso momento.

Non sono personaggi realistici, ma icone. Caricature consapevoli. E forse è proprio per questo che funzionano ancora: perché non hanno mai finto di essere altro.

Le gag: alcune immortali, altre… molto ’95

Ci sono gag che oggi guardi e pensi: “Ok, questa è invecchiata male”. Altre invece resistono come il panettone industriale: non sai come, ma sono ancora lì, intatte.

Il bello è che il film non si ferma mai. Se una battuta non funziona, dieci secondi dopo ne arriva un’altra. È una mitragliata comica, un flusso continuo che non ti dà il tempo di annoiarti o riflettere troppo.

Ed è forse questo il suo vero segreto.

Un film che profuma di nostalgia

Rivedere Vacanze di Natale ’95 oggi è come aprire un vecchio album di foto: tagli di capelli discutibili, abiti improbabili, battute che appartengono a un’altra epoca. Ma proprio per questo è affascinante.

Non è solo un film, è una capsula del tempo degli anni ’90 italiani. Di un cinema che non aveva paura di essere popolare, rumoroso, imperfetto.

Lo riguarderei oggi?

Sì. Senza pensarci due volte.

Magari non da solo, magari non con l’analisi critica attiva, ma durante le feste, con qualcuno accanto che ride negli stessi punti in cui ridevi tu vent’anni fa.

Perché Vacanze di Natale ’95 non è un capolavoro. È qualcosa di meglio e di peggio allo stesso tempo: è un ricordo condiviso. E a Natale, si sa, i ricordi contano più di tutto.

E ora scusate… credo di sentire una risata registrata in lontananza.

Redazione
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