A trent’anni dalla sua uscita originale, torna finalmente in vinile “La donna, il sogno & il grande incubo”, storico terzo album degli 883. Pubblicato per la prima volta nel 1995, il disco viene ora ristampato in due edizioni limitate e numerate, che celebrano un capitolo fondamentale della carriera di Max Pezzali.
La versione standard arriva su vinile splatter multicolore, mentre la Deluxe Edition si presenta in un elegante box set con una nuova veste grafica e contenuti esclusivi.

L’edizione Deluxe include:
LP rosso trasparente “La donna, il sogno & il grande incubo”
45 giri rosso trasparente con “Gli Avvoltoi (Demo)” / “Non 6 Bob Dylan”
poster “Gli Avvoltoi”
sette illustrazioni inedite risalenti al 1995
La copertina alternativa del box, firmata ancora una volta da Giulio De Vita, autore del celebre artwork originale, reinterpreta in chiave contemporanea l’iconico stile fumettistico che caratterizzava l’immaginario visivo degli 883 di metà anni ’90.
“La donna, il sogno & il grande incubo” segnò un passaggio cruciale nella storia della band: fu infatti il primo album senza Mauro Repetto, che tuttavia collaborò come autore e compare nella traccia fantasma “Non 6 Bob Dylan”. Accanto a Max Pezzali si formò una nuova band, che comprendeva anche Paola e Chiara Iezzi, future protagoniste del pop italiano come duo Paola & Chiara.
Il disco fu anticipato dal brano “Senza averti qui”, presentato al Festival di Sanremo 1995, e conteneva successi come “Tieni il tempo”, “Una canzone d’amore”, “Gli anni” e “Il grande incubo”.
Con oltre un milione di copie vendute, l’album rimase in vetta alle classifiche per nove settimane consecutive, diventando uno dei lavori più amati del gruppo e contribuendo a definire la maturità artistica di Pezzali.
La copertina, ispirata a Dylan Dog, ritraeva Pezzali nei panni dell’eroe del fumetto, mentre corre verso il misterioso Dream Motel. Un’immagine che, insieme ai testi dell’album, raccontava il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, tra sogni, paure e nostalgie.
Brani come “Gli anni” esprimevano con semplicità e malinconia il senso del tempo che scorre, anticipando quel tono riflessivo che avrebbe poi caratterizzato la produzione solista di Pezzali.




