Quando si parla di cinema degli anni ’90, è impossibile non citare “Quei bravi ragazzi” (Goodfellas, 1990) di Martin Scorsese. Uscito proprio all’inizio del decennio, questo film ha cambiato per sempre il modo di raccontare la malavita al cinema, diventando un punto di riferimento per generazioni di registi e spettatori.
Una storia di ascesa e caduta
Il film è tratto dal libro Wiseguy di Nicholas Pileggi e racconta la vera vita di Henry Hill, un ragazzo di origini italo-irlandesi che sogna di entrare nei giri della mafia newyorkese. Cresciuto tra le strade di Brooklyn, Henry trova la sua famiglia tra gangster, favori, soldi facili e violenza.
La sua parabola – dall’entusiasmo giovanile al declino segnato da droga, tradimenti e paranoia – è il cuore della narrazione. Un percorso che non giudica, ma mostra la realtà cruda dietro il mito.
Un cast leggendario
A dare volto a questa epopea criminale c’è un cast entrato nella storia:
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Ray Liotta nei panni di Henry Hill,
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Robert De Niro come il carismatico Jimmy Conway,
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Joe Pesci, premiato con l’Oscar per l’indimenticabile Tommy DeVito, capace di alternare battute ironiche a scatti di violenza spietata.
La loro chimica sullo schermo ha reso il film autentico e memorabile.
Stile e rivoluzione narrativa
Scorsese utilizza uno stile dinamico e innovativo per l’epoca:
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voice-over coinvolgente, che porta lo spettatore dentro i pensieri di Henry,
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montaggi frenetici e sequenze musicali che raccontano il ritmo della vita criminale,
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inquadrature iconiche, come il celebre piano-sequenza nel Copacabana, oggi considerato una lezione di regia.
È cinema che vibra di energia, trasformando la brutalità in un racconto ipnotico.
“Quei bravi ragazzi” non è solo un film: è diventato un manifesto della cultura pop degli anni ’90.
Ha ispirato film e serie come I Soprano, Casino e perfino Tarantino con Pulp Fiction.
Per molti spettatori cresciuti in quegli anni, era il film da vedere e rivedere in VHS, magari registrato da Italia 1 in seconda serata.
“Quei bravi ragazzi” è il ritratto di un’epoca, non solo per la storia che racconta, ma anche per come ha definito lo stile narrativo del cinema criminale degli anni ’90. Un film che continua a parlare alle nuove generazioni e che rimane scolpito nella memoria di chi ha vissuto quel decennio.
