Nato John Michael Osbourne a Birmingham il 3 dicembre 1948, Ozzy emerge da un’infanzia difficile segnata da dislessia, balbuzie e lavori umili, compresa una breve detenzione per furto.
Già adolescente, formò le prime band, ma fu nel 1968, con la fondazione dei Black Sabbath, insieme a Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, che segnò l’inizio della leggenda.
Il sound oscuro di album come Black Sabbath (1970) e Paranoid (1970) gettò le basi del genere heavy metal, consacrandolo come “Big Bang del metallo”.
Gli anni Ottanta: la rinascita da solista
Dopo l’allontanamento dai Sabbath nel 1979, Ozzy rilanciò la sua carriera con Blizzard of Ozz (1980), che conteneva brani iconici come Crazy Train e Mr. Crowley.
Accanto a lui, il giovane e talentuoso chitarrista Randy Rhoads, con cui realizzò anche Diary of a Madman (1981).
Dopo la tragica morte di Rhoads nel 1982, Ozzy proseguì con altri dischi fondamentali per il metal degli anni ’80 come Bark at the Moon (1983), The Ultimate Sin (1986) e No Rest for the Wicked (1988). Il suo personaggio divenne sempre più teatrale, eccentrico e provocatorio, consolidando il mito.
Gli anni Novanta: dall’inferno al mainstream
Gli anni ’90 furono un decennio di transizione ma anche di grande consolidamento per Ozzy.
Nel 1991 pubblicò No More Tears, considerato uno dei suoi migliori lavori, con pezzi immortali come Mama, I’m Coming Home, Road to Nowhere e la title track. Il disco mostrò un Ozzy più riflessivo, meno sopra le righe, ma ancora perfettamente a suo agio nei territori del metal melodico e introspettivo.
Nel 1992 annunciò il primo (finto) ritiro dalle scene con il tour No More Tours, salvo tornare dopo pochi anni con Ozzmosis (1995), che proseguiva su sonorità moderne, arricchite da tastiere e arrangiamenti più curati.
Sempre negli anni ’90 nacque Ozzfest, il festival metal itinerante fondato con la moglie e manager Sharon Osbourne, che aiutò a rilanciare il metal alternativo e nu metal, portando sul palco band come Slipknot, System of a Down, Korn, Pantera.
Con Ozzfest, Ozzy si trasformò da icona storica a catalizzatore delle nuove generazioni. La sua figura divenne ormai globale, e l’uomo dietro il mito iniziava ad apparire in TV e media con un’immagine sempre più riconoscibile, ironica e grottesca.
Il concerto finale: “Back to the Beginning”
Nel luglio 2025, a oltre 50 anni dalla sua nascita artistica, i Black Sabbath si riuniscono per un’unica serata al Villa Park di Birmingham, in un evento benefico intitolato Back to the Beginning.
Ozzy, affetto dal morbo di Parkinson, salì sul palco seduto su un trono nero: sarà la sua ultima esibizione dal vivo.
Sul palco con lui i membri storici, e ospiti d’eccezione come Metallica, Guns N’ Roses, Tool, Slayer, Steven Tyler, Elton John e James Hetfield.
Vengono raccolti oltre 140 milioni di sterline per beneficenza.
Il 22 luglio 2025, Ozzy Osbourne muore serenamente nella sua casa, circondato dall’affetto della famiglia. Il mondo del rock lo piange come un padre, un ribelle e un innovatore.
Dai bassifondi di Birmingham ai palchi di tutto il mondo, Ozzy ha davvero conquistato l’immortalità.
Ozzy Osbourne è stato più di un cantante: un catalizzatore di energie primordiali, una figura quasi mitologica, capace di attraversare sei decenni di musica reinventandosi, sbagliando, rinascendo.
Ha portato il metal nelle case, ha scandalizzato e commosso, ha ispirato e guidato.
La sua risata folle, la voce graffiante, gli occhi bistrati e il cuore fragile restano per sempre incisi nella storia della musica.
