HomeFilmNightmare Before Christmas: il Natale che non sapeva di voler essere strano

Nightmare Before Christmas: il Natale che non sapeva di voler essere strano

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C’è un momento preciso in cui capisci che gli anni ’90 non erano solo jeans larghi, gel per capelli e walkman che si inceppavano nel momento peggiore possibile. Quel momento, per me, è stato quando ho visto per la prima volta Nightmare Before Christmas. Ero convinto di assistere al solito film di Natale, con renne buffe, zuccherini, fiocchi rossi e canzoncine che ti rimangono in testa fino a marzo. E invece, mi sono ritrovato davanti un tizio scheletrico, in giacca nera a strisce, che cantava della sua crisi esistenziale mentre saltellava tra zucche intagliate e fantasmi sorridenti. Non proprio Mamma ho perso l’aereo, ecco.

Un Natale… alternativo

Tim Burton, negli anni ’90, era un po’ come quell’amico eccentrico del gruppo: un po’ dark, un po’ strano, ma incredibilmente affascinante. Il risultato? Un film che iniziava con “È questo Halloween!” e finiva con un Babbo Natale lievemente traumatizzato ma ancora in grado di consegnare regali. Se non era audacia questa, non so cosa lo fosse.

Nightmare Before Christmas era la prova vivente che gli anni ’90 ci permettevano di sperimentare. Non c’era più solo la visione zuccherosa del Natale: adesso c’erano scheletri, creature cucite con lo spago e regali che… beh… cercavano di morderti. Eppure, tutto funzionava alla perfezione. Magia natalizia, sì, ma con un pizzico di follia gotica.

E la cosa incredibile era che nessuno trovava tutto ciò “troppo”. Anzi, chiunque amava Jack e Sally era considerato automaticamente più cool. Perché negli anni ’90, l’essere un po’ strambi era una forma d’arte.

Jack Skeletron: un’icona che non sapeva di esserlo

Jack Skellington (o Skeletron, come lo chiamavamo noi prima che venisse tradotto decentemente) era l’eroe di cui non sapevamo di avere bisogno: elegante, malinconico, entusiasta e completamente sfasato quando cercava di spiegare il Natale ai mostri di Halloween Town.
Diciamolo: tutti noi, almeno una volta, ci siamo sentiti come Jack che tenta di capire a cosa serva una pallina di Natale agitandola come fosse una reliquia aliena. Era l’icona perfetta degli anni ’90, quel decennio in cui il “diverso” diventava improvvisamente geniale.

E vogliamo parlare del colpo di genio del character design? Jack è letteralmente uno scheletro vestito come un direttore d’orchestra dark. Sally è una bambola patchwork con un cuore più grande di tutta Halloween Town. Oogie Boogie è un sacco di juta pieno di insetti. È come se Burton avesse buttato un sacco di idee inquietanti in un frullatore e ne fosse uscito il Natale gotico che mancava nelle nostre vite.

Quando Halloween invase il Natale

Una delle lezioni più importanti del film, e degli anni ’90 in generale, è che i confini erano fatti per essere ignorati. Nel mondo reale mescolavamo generi musicali, mode improbabili e console in diretta competizione tra loro. Nel film, invece, venivano fusi due mondi diametralmente opposti: l’oscurità poetica di Halloween e la luce zuccherosa del Natale.
Il risultato? Un capolavoro in stop-motion che faceva sembrare tutte le altre decorazioni natalizie improvvisamente banali.

Gli anni ’90 erano così: se non era strano, creativo o vagamente inquietante, non lo volevamo.

Perché Nightmare Before Christmas ci è rimasto nel cuore

Forse perché parlava di identità, di cambiamenti, di voler essere qualcosa di diverso… o forse perché, semplicemente, era troppo bello. Quel mix di musica, atmosfera e ironia dark ci è entrato sotto pelle.
Era un film di Natale che potevi rivedere a Halloween. E un film di Halloween che potevi rivedere a Natale. Una genialità ciclica che ha conquistato intere generazioni.

E diciamolo: negli anni ’90 avevamo una fame incredibile di storie che non ci trattassero come bambini stupidi. Questo film riusciva a essere adorabile e inquietante allo stesso tempo. La formula magica perfetta.

Conclusione: il fascino eterno dell’insolito

Se oggi, a distanza di decenni, Nightmare Before Christmas continua a spuntare ovunque — magliette, tazze, tatuaggi, persino decorazioni natalizie — è perché rappresenta qualcosa di unico.
Gli anni ’90 ci hanno insegnato che la diversità era bella, e questo film l’ha fatto cantando, ballando ed evocando creature che sarebbero state perfette coinquiline solo se non avessero voluto mangiarti.

In fondo, il Natale non è solo buoni sentimenti e biscotti alla cannella. A volte ha la forma di uno scheletro con un cagnolino fantasma al seguito. E se sei cresciuto negli anni ’90, sai che non potrebbe essere più perfetto di così.

Redazione
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