Negli anni ’90 le scarpe non erano solo scarpe.
Erano una dichiarazione di intenti.
Un modo per dire al mondo chi eri, cosa ascoltavi, quali telefilm guardavi, con chi uscivi e perfino quanto veloce correvi per non perdere l’autobus.
Le scarpe erano status symbol, mantra culturali, talismani sociali.
E soprattutto erano pesanti, colorate e assolutamente iconiche.
Questo capitolo parla di loro:
le regine di un decennio rumoroso, ribelle e gloriosamente vistoso.
Dr. Martens: le scarpe che ti trasformavano in un guerriero urbano
Le Dr. Martens erano molto più di un paio di anfibi.
Erano un atteggiamento.
Appena le indossavi:
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camminavi più deciso,
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sentivi il rumore “clonk-clonk” che annunciava il tuo arrivo,
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e soprattutto diventavi il protagonista di un film inglese degli anni ’90, con zero budget e tanta rabbia sociale.
Le Dr. Martens piacevano:
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ai ribelli,
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agli alternativi,
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ai punk,
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agli amanti del grunge,
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e anche a quelli che non erano niente di tutto ciò… ma volevano sembrare.
La verità è che tutti i primi giorni ti massacravano i piedi.
Eppure nessuno si lamentava:
il dolore faceva parte del rito di passaggio.
Una volta ammorbidite, però, diventavano come una seconda pelle:
una pelle spessa, nera e indistruttibile.
Nike Air Max: le scarpe che ti facevano sentire più veloce anche da fermo
Le Air Max erano l’esatto opposto delle Dr. Martens.
Dove le Martens erano pesanti e ribelli, le Air Max erano futuristiche e “sportive anche se non faccio sport”.
In particolare le Air Max 90 e le Air Max 95 furono gli oggetti del desiderio universali.
Perché?
Semplice: AVEVANO LA BOLLA.
La bolla d’aria trasparente non serviva a nulla per la nostra vita quotidiana di studenti con i compiti di matematica…
ma era bellissima.
Ogni bambino degli anni ’90 ha fatto almeno una di queste cose:
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schiacciare la bolla con il dito sperando facesse “boing”;
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pensare di correre più veloce grazie all’aria;
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guardare con invidia quel compagno che ne aveva un paio nuove, bianche come la neve.
Le Air Max erano moda, sport, status.
Erano il futuro ai piedi.
E se ne avevi un paio, eri automaticamente “qualcuno”.
Converse All Star: il ritorno delle scarpe immortali
Le Converse All Star c’erano già negli anni ’70 e ’80, ma negli anni ’90 tornarono con la grazia di una rock band in reunion.
Le Converse erano:
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leggere,
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semplici,
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squadrate,
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minimal,
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e soprattutto PERFETTE da personalizzare con pennarelli indelebili.
Era la scarpa degli skater, degli artisti, dei ragazzi un po’ indie.
La scarpa di chi ascoltava Nirvana, dei primi musicisti wannabe, di chi collezionava Smemorande piene di disegni.
Un’altra verità sugli anni ’90:
prima o poi tutti abbiamo avuto un paio di Converse rovinate… con orgoglio.
Fila Disruptor e Buffalo: il trionfo della “suola carro armato”
Questo è il momento in cui gli anni ’90 toccano il picco del delirio stilistico:
le Buffalo e, in Italia, le Fila Destroy / Disruptor.
Queste scarpe erano:
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enormi,
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alte,
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massicce,
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pesanti,
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e pericolose per la stabilità di qualunque caviglia non allenata.
Sembravano progettate da qualcuno che voleva costruire:
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Una scarpa,
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UNA GRU.
Eppure erano bellissime.
Chi le indossava era generalmente:
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amante della dance anni ’90,
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frequentatore di discoteche che si chiamavano “Paparazzi” o “Planet”,
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fan dei pantaloni a zampa,
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capace di raggiungere i 2 metri grazie alla suola alta 6 cm.
Ogni volta che una Buffalo calpestava il pavimento di un locale, un DJ metteva un pezzo di Gigi D’Agostino. È scienza.
Vans: lo spirito skate che conquistò tutti
Prima del boom totale degli anni 2000, negli anni ’90 le Vans Old Skool, le Authentic e le Slip-on a scacchi erano il simbolo della cultura skate, punk e californiana.
Le Vans erano:
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flessibili,
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leggere,
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comode,
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perfette per saltare, correre, scivolare… e anche cadere.
Erano la scarpa di chi guardava MTV, Tony Hawk, Beavis & Butt-Head e sognava la California anche se viveva a Pescara.
Le Reebok Pump: la scarpa che POTEVI GONFIARE
Le Reebok Pump erano uno dei prodotti più anni ’90 mai creati:
una scarpa che gonfiavi premendo un bottoncino sulla linguetta.
Sul serio: gonfiavi la scarpa.
Cioè, cosa poteva esserci di più futuristico per la mente di un ragazzino del 1993?
Non serviva a niente, ma era bellissimo.
La tecnologia del gonfiaggio diventò immediatamente un superpotere:
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“Aspetta un attimo che mi pompo la scarpa e poi facciamo la partita.”
Le scarpe erano un codice sociale
Le scarpe negli anni ’90 dicevano tutto di te:
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Le Martens dicevano che eri profondo, ribelle, magari ascoltavi i Cranberries.
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Le Air Max dicevano che ti piaceva la musica hip-hop e volevi correre più veloce.
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Le Converse dicevano che eri sensibile, artistico, alternativo.
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Le Vans dicevano skate, libertà e disobbedienza pacifica.
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Le Buffalo dicevano che eri pronto a prendere il volo in discoteca.
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Le Pump dicevano che amavi la tecnologia inutile (benvenuto nel club).
E nessuna di queste scelte era casuale.
Negli anni ’90 le scarpe erano identità.
Oggi le indossiamo ancora… e ci raccontano
Il bello è che molte di queste scarpe sono ancora qui:
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Dr. Martens indistruttibili,
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Air Max che hanno più edizioni dei dischi di Madonna,
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Converse che non sono mai passate di moda,
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Vans evergreen,
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Buffalo redivive nelle mode attuali,
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Fila Disruptor tornate e diventate virali.
Quando le guardiamo, non vediamo solo calzature:
vediamo chi eravamo.
Le camminate davanti alla scuola, le uscite al pomeriggio, i primi concerti, le mode di MTV, i pomeriggi al centro commerciale.
Negli anni ’90 le scarpe non tenevano solo i piedi al caldo…
ci tenevano insieme.
