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Il Tamagotchi

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Di cose strane negli anni 90 ne abbiamo viste, il Tamagotchi è sicuramente una di queste.

Il Tamagotchi (gioco elettronico) è amato dal 1996, anno del lancio in Giappone, arrivato in tutto il mondo l’anno seguente e che ha venduto fino ad oggi milioni di esemplari.

Scopo del gioco ?

Il Tamagotchi altron non è che un virtual pet, un animaletto fatto di pixel da accudire con costanza e attenzione.

Per farlo crescere deve essere nutrito, coccolato, pulito quando fa i bisogni, nel caso contrario lo vedremo perire davanti ai nostri occhi.

Una dipendenza per un’intera generazione.

Il nome Tamagotchi arriva dall’unione di due parole: tamago, che significa uovo, e uotchi, termine nipponico legato all’inglese watch che indica l’orologio da polso.

Il gioco è stato creato da una dipendente di Bandai, Aki Maita, partendo da un’idea di Akihiro Yokoi. Non si tratta, di pulcini, ma di piccole uova di alieni che si schiudono e via via crescono.

Nell’idea originale di Aki Maita i baby extraterrestri sono arrivati sulla Terra dal pianeta Tama a causa di un guasto alla loro astronave: scopo di ogni buon genitore di Tamagotchi è crescerli per farli tornare a casa.

Esistono diverse versioni del Tamagotchi originale, con personaggi diversi e schemi di gioco leggermente diversi, sebbene entrambi abbiano lo schema di gioco educativo di base che il pubblico ama da anni.

Negli anni sono state create versioni dedicate a Pac-Man, Star Wars, Evangelion, Hello Kitty, insomma per tutti i gusti.

Nel 2007 è stato addirittura realizzato un film dedicato al gioco, Tamagotchi – The Movie: Persi nello spazio! ed è stato distribuito solo per l’home video.

Nonostante gli anni e tutte le uova schiuse, ancora oggi il gioco resiste e continua a vendere esemplari.

 

 

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