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Dirty Pop – La truffa delle boy band

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Il lato oscuro delle boy band e il loro grande successo negli anni 90, questo è Dirty Pop – la truffa delle boy band, disponibile sulla piattaforma di streaming Netflix.

Le boy band arrivate al successo a metà anni Novanta – dai Backstreet Boys agli *NSYNC, passando per gli O-Town, hanno avuto tutti lo stesso manager, ovvero Lou Pearlman – l’uomo che ha cambiato l’industria musicale e l’intero genere pop.

La docu serie attraverso interviste esclusive agli ex dipendenti, ad alcuni membri delle boyband che Pearlman aveva in gestione e ai filmati inediti, ci mostra cosa accadeva, in reltà, dietro le quinte del successo planetario dei gruppi che hanno segnato la musica dei primi anni Duemila.

Dalla serie viene fuori l’intricata rete di attività criminali legate alla gestione dei soldi guadagnati da queste band che si cela dietro il suo successo.

La serie tv in tre episodi ricostruisce con una cronaca dettagliata l’ascesa e la caduta di Pearlman, che nella sua carriera ha sfruttato le boy band all’apice del loro successo intascando la maggior parte dei guadagni e dei ricavi.

La trama di Dirty Pop svela il lato oscuro della sua storia vera, con un archivio mai visto prima e un accesso esclusivo che illumina l’epica ascesa alla fama mondiale degli artisti coinvolti e la fitta rete di bugie e menzogne messa in piedi da Lou Pearlman, rivelando le dure realtà della fama, del potere, dello sfruttamento e dell’avidità.

Un pop “sporco”, come suggerisce il titolo della docuserie, perché Lou Pearlman scopre ben presto quanti soldi guadagnano i musicisti che usano i suoi aerei e decide che è giunto il momento di cambiare carriera.

Il talent manager, entra nel mondo dell’industria musicale con l’obiettivo di gestire boy band e altri artisti. La sua ispirazione nasce dal successo dei New Kids on the Block, che diventano famosi tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90. Determinato nella sua impresa, Pearlman investe 3 milioni di dollari in una ricerca di talenti e seleziona personalmente i cinque membri della boyband che diventerà nota come Backstreet Boys.

L’immenso successo globale della boyband gli permette di formare un secondo iconico gruppo, gli *NSYNC. È solo l’inizio di un roster di nomi che hanno reso grande il pop di fine anni Novanta e primi anni Duemila, tra cui O-Town, Take That, Aaron Carter e US5.

Ma il vaso di Pandora si apre nel 1998, quando i Backstreet Boys sono i primi a fargli causa.

Si stima un guadagno di oltre 10 milioni di dollari da parte del gruppo, ma dagli assegni che gli artisti avevano ricevuto, loro ne avevano visti solo 300mila.

E il resto dov’era finito?

Nascono i primi sospetti, anche gli NSYNC e le altre boyband si uniscono alla causa e inizia così un lungo periodo di indagini.

Nel 2007 arriva la condanna definitiva per Lou Pearlman a 25 anni di prigionee si scopre che l’uomo abbia rubato circa 500 milioni di dollari, di cui solo 10 milioni sono stati recuperati.

Le attività illegali partivano dalla sua società aeronautica, la Trans Continental, su cui il magnate attirava investitori privati, forte del successo delle sue boyband. Tutte le attività all’interno della società si rivelano inesistenti: Pearlman non ha mai posseduto nemmeno un aereo.

Circa 2000 persone, tra famiglie e individui, hanno perso i loro soldi in quello che è stato definito uno degli schemi Ponzi più lunghi nella storia americana.

Alla fine, i membri delle boyband riescono a liberarsi di Lou Pearlman pagando una cifra enorme di 64 milioni di dollari per acquistare i suoi beni e intraprendono azioni legali contro di lui. Anche se il successo continua senza di lui, il tradimento lascia un segno profondo, poiché Pearlman era diventato una figura paterna e un confidente per molti di loro.

La Trans Continental, che fino a quel momento era servita da copertura per gli affari illegali di Pearlman, va in bancarotta nel 2006 e l’anno successivo il magnate viene condannato a 25 anni di carcere.

La sua scarcerazione, prevista nel 2029, non arriverà mai. Lou Pearlman è deceduto nel 2016, mentre si trovava in carcere, a causa di un arresto cardiaco.

Redazione
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