HomeTecnologiaIl Millennium Bug: quando pensavamo che il mondo avrebbe fatto crash

Il Millennium Bug: quando pensavamo che il mondo avrebbe fatto crash

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Alla fine degli anni ’90 c’era una certezza universale: il 31 dicembre 1999 sarebbe successo qualcosa. Non sapevamo bene cosa, ma i telegiornali, gli esperti, gli informatici con gli occhiali molto spessi e le aziende di software lo ripetevano all’infinito:
“C’è il Millennium Bug.”

Ora, detta così sembra una malattia tropicale, tipo “attenzione, se vi punge il Millennium Bug avrete un’irresistibile voglia di aggiornare Windows 98”.
In realtà, la questione era molto più semplice e, al tempo stesso, molto più assurda: i computer non erano pronti per passare dal 1999 al 2000. O meglio, alcuni computer. O forse solo certi programmi. O forse nessuno. Oppure tutti.
Insomma, nessuno aveva capito davvero niente, e proprio per questo era tutto molto affascinante.

Il dramma del “99 → 00”

Per molti anni, i programmatori avevano deciso di risparmiare spazio, usando solo due cifre per indicare l’anno. Una scelta all’apparenza innocua: “89, 90, 91… cosa mai potrebbe andare storto?”.
Poi qualcuno si accorse che il passaggio da 1999 (99) a 2000 (00) poteva creare confusione. Tipo:

  • per il computer “00” era 1900, non 2000;

  • alcuni software potevano andare nel panico;

  • altre macchine potevano “immaginare” di essere tornate indietro di un secolo e smettere di funzionare;

  • e la narrativa più apocalittica prevedeva addirittura la caduta degli aerei, il blocco dell’energia elettrica e la fine della civiltà come la conoscevamo.

O almeno così dicevano. E quando la tv iniziava a parlarne, si cominciava a pensare che, forse, qualcosa di vero doveva esserci.
D’altronde, se Studio Aperto ne dedicava un servizio, doveva essere un problema serio.

La gente si divideva in due categorie

  1. Quelli che ignoravano tutto perché erano troppo impegnati con Pokémon Blu, la PlayStation o gli 883.

  2. Quelli convinti che il primo gennaio 2000 avremmo dovuto ricominciare la civiltà dal livello 1, tipo:

    • accendere fuochi con due pietre,

    • barattare polli in cambio di pile,

    • fare scorte di acqua perché “non si sa mai”.

C’erano famiglie che avevano comprato generatori elettrici, taniche di benzina, tappi di sughero (per motivi tuttora ignoti). Alcuni si erano perfino riempiti la cantina di pasta e scatolame come se dovessero affrontare un’apocalisse zombie digitale.

E poi c’era chi non era troppo preoccupato… finché non sentiva un amico dire:
“Guarda che la banca potrebbe azzerare i conti”.
Panico immediato.

Le aziende nel caos totale

Nel frattempo, mentre noi giocavamo con il Game Boy Color, nelle aziende succedeva il delirio:

  • controlli a tappeto dei computer,

  • aggiornamenti software misteriosi,

  • riunioni di emergenza,

  • informatici che all’improvviso diventavano le persone più importanti del pianeta.

Se eri un tecnico IT nel 1999, eri praticamente un supereroe.
Occhiali, cavi USB, una cintura multiuso: e via, a salvare il mondo da un possibile reset globale.

La notte del 31 dicembre 1999

E così arrivò lei, la notte delle notti.
Il capodanno in cui la gente festeggiava, rideva, contava i secondi, ma allo stesso tempo teneva un occhio sull’orologio… e l’altro sulla presa della corrente, per sicurezza.

Da qualche parte c’era sicuramente un ingegnere con il dito pronto sul pulsante per “riavviare l’universo”.

Gli ultimi 10 secondi furono un mix di entusiasmo e tensione:
10… 9… 8…
“Che succederà?”
7… 6…
“Si spegneranno le luci?”
5… 4…
“Il mio Tamagotchi sopravvivrà al passaggio nel nuovo millennio?”
3… 2… 1…

BUON ANNO!

E… non successe nulla.
Niente esplosioni digitali.
Nessun aereo caduto.
Nessun lampione impazzito.
Pure il videoregistratore continuava a lampeggiare “12:00” come sempre.

Il Millennium Bug si rivelò la più grande non-catastrofe della storia moderna.

E dopo?

Il giorno dopo, tutti a dire:
“Beh, certo, non è successo niente perché abbiamo fatto un ottimo lavoro di prevenzione!”.
Certo, magari era vero. Oppure il problema non era poi così grave. Oppure abbiamo solo avuto fortuna. Oppure tutti e tre.

Fatto sta che il mondo continuò a girare, e noi continuammo a vivere tra CD masterizzati, MSN Messenger, Smemorande piene di adesivi e le prime digitali da 2 megapixel.

Cavoz
Cavoz
Ex Deejay (non la radio), Ex 105 (si la radio). Webdesigner, papà, marito, sognatore, geek e nerd. Fondatore dei siti www.glianni80.com, www.glianni90.com, www.gamebit.it

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